Lun. Feb 6th, 2023

È una tendenza che si osserva in tutto il mondo e l’Italia non è esclusa. Si parla del fenomeno delle grandi dimissioni; sempre più persone decidono di abbandonare il posto fisso tradizionale per dedicarsi alle loro passioni, alla famiglia e svolgere un’attività lavorativa. In moltissimi hanno deciso di cambiare completamente vita e diventare padroni di loro stessi. I motivi sono tanti a partire dal non sentirsi davvero utile e soddisfatto, dover sottostare a ritmi frenetici che lascino poco spazio a tutto il resto. Vediamo quindi di andare a capire quali sono le ambizioni di chi ha deciso di cambiare vita e dare le dimissioni al suo storico datore di lavoro.

Il recupero dell’artigianato

Dopo aver lascito un posto sicuro e ben pagato come quello in banca, molte persone decidono di dedicarsi all’artigianato. In pratica, si tratta di aprire un proprio laboratorio dove si lavora con le mani. Tanti si dedicano alla falegnameria allestendo uno spazio con tutto il necessario per tagliare, segare, modellare e costruire con la materia prima più bella che ci sia. È utile in questo caso avere anche un bilanciatore che consente di sorreggere gli strumenti più pesanti liberando l’operatore.

C’è anche chi lavora il ferro o altri metalli sempre in modo artigianale, andando a riscoprire antichi mestieri che oggi si intrecciano con stili più moderni e contemporanei per dar vita a creazioni e complementi di arredo particolari e ricercati.

Il ritorno alla terra

Se da una parte diminuiscono le persone occupate in modo tradizionale, dall’altra aumentano i soggetti che vogliono tornare a dedicarsi a lavori umili legati alla terra. Infatti, tanti hanno sentito il bisogno di abbandonare il posto fisso per stare più a cotanto con l’ambiente naturale, lasciandosi alle spalle il traffico, la frenesia, il rumore e lo stesso delle grandi città.

Ecco allora che tornano a vivere vecchie masserie e campi che prima erano stati abbandonati, recuperando anche colture autoctonie e locali quasi andate perdute. Certo, restano piccole produzioni ma preziose per il tessuto socioeconomico locale e anche ecosostenibili!

Di Grey